La chiesa rappresenta l’edificio emergente di riferimento e di attrazione e la “stecca” dei locali parrocchiali annessi costituisce il confine non solo del complesso parrocchiale ma di una periferia non caratterizzata.
L’esterno architettonico così concepito diviene luogo urbano fruibile da credenti e non credenti incuriositi ad entrare nel sacro tempio per assaporare mete forse ancora sconosciute. L’interno della chiesa trova la sua origine poetica nell’ampio spazio presbiterale che diventa luogo cardine di uno spazio policentrico che si incentra su altrettanti luoghi delle celebrazioni.
Entrando il cammino è orientato verso la mensa in una centralità non esclusivamente geometrica ma soprattutto poetica, mistagogica e più umana; chiunque è attirato da questo spazio caratterizzato da un immenso e luminoso fondale che rimanda ad altri spazi umani e trascendenti.
La mensa, luogo della liturgia eucaristica, è posta in posizione centrale in relazione agli altri luoghi celebrativi in stretta compartecipazione alla sede della parola che si sporge verso l’assemblea. Assemblea che rimane di tutta la chiesa la presenza filtro per ogni luogo celebrativo. Il luogo della penitenza, dell’iniziazione battesimale, dell’adorazione eucaristica sono altrettante mete che possono essere assaporate in stretta relazione con l’assemblea.
L’ambiente interno diventa così un denso intreccio di percorsi umani che non si accontentano e sono capaci di raggiungere mete forse ancora invisibili. La partecipazione a questi momenti “forti” aiuta a comprendere meglio lo spazio esterno che diventa inedificabile in quanto soglia da spazi di vita umana a spazi di vita trascendente.

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