Progettista e D.L.: Arch. Paolo Bedogni
Committente: Ordine dei Francescani Minori Rev.do Padre Giulio Mancini, Rev.do Padre Giuseppe De Bonis
Alta sorveglianza : Arch. Germana Aprato, (Soprintendenza Beni Culturali)
|
 |
 |
|
Lo Speco di Narni è una testimonianza unica di come l'uomo possa costruire in continuità coerente con la natura. Gli elementi espressivi sono innumerevoli e caratterizzati da composizioni cromatiche, da volumi, da pieni e vuoti, da percorsi, da mete, da vedute, da superfici, da profumi da materia ed altro ancora. Un luogo come lo intendeva S. Francesco; il “poverello” non chiedeva architetture ma un "luogo" dove forte fosse il carattere e chiaro lo scopo.
L'articolazione della chiesa è da concepire come "luogo per pregare" capace quindi di mostrarne evidenti i caratteri: essenzialità, autenticità, semplicità. Proporre interventi di restauro e risanamento conservativo della chiesetta cinquecentesca significa fare opera di riordino, partendo da ciò che già esiste purificandola dagli interventi recenti chiaramente incongrui; più che asportazione impropria di segni-memoria del passato storicizzato, si studierà la rimozione di elementi poco coerenti i e in rottura con la forza espressiva del luogo.
|
|
| |
|
L'unità decorativo – architettonica della chiesa sarà raggiunta con il recupero della finitura intonacata sottostante scelta sulla base delle indagini. La continuità muraria sarà garantita inoltre da eventuali velature a calce con bianco invecchiato e terre naturali con tonalità da individuare in rapporto alla cromia prevalente individuata dalle campionature approvate. Tale approccio metodologico permetterà di arrivare per gradi alla realizzazione degli interventi di adeguamento della chiesa compreso la sistemazione degli arredi secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II e le opportune opere impiantistiche.
Il ritrovato cromatismo delle superfici murarie esalterà maggiormente la composizione che sarà risolta a terra con una maggior caratterizzazione della sede del celebrante, eseguita con legno di castagno sgorbiato e di finitura color cenerino; sede che sfrutterà la nicchia preesistente conclusa attualmente da una paretina di tamponamento. Valori che dovranno caratterizzare la recuperata identità dell'altare della celebrazione che verrà eseguita in pietra selezionata nel bosco.
La sede del celebrante diventa vertice della costruzione geometrica triangolare del presbiterio e il tabernacolo seicentesco è conservato e valorizzato nel vertice del luogo intimo della preghiera, cioè nel coro. Tale collegamento è risolto con il prolungamento del pavimento in legno del coro di medesima essenza verso il presbiterio e senza intaccare il preesistente pavimento in cotto.

|
|