Paolo Bedogni
architetto

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L'opera di Gaspare Vigarani nel Complesso Seicentesco dei Santi Girolamo e Vitale
Data: Novembre 2000
Progettista e D.L.:Arch. Paolo Bedogni
Committente:Venerabile Confraternita dei Santi Girolamo e Vitale
Finanziamento:Fondazione Manodori
Alta sorveglianza:Arch. Elisabetta Pepe (Soprintendenza dei Beni Culturali)
Liturgista:Prof. Enrico Mazza
Indagini stratrigrafiche:Centro Gnudi
Luogo:Reggio Emilia (RE)
Il Santuario seicentesco del complesso monumentale dei SS. Girolamo e Vitale, nella sua articolazione storica tra la Cripta rotonda del S. Sepolcro, la Cappella della rotonda di S. Simone e Taddeo e l’Oratorio dei confratelli di S. Girolamo e Vitale, oltre a problemi di natura tecnica di restauro ne presenta altri proprio di coerenza con le disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II.

Il progetto di restauro si è fondato nei ripetuti momenti di rilievo con il preciso scopo di effettuare un’analisi incrociata tra la storia dell’edificio (inquadramento storico, foto e tavole - documenti storici), tipologia architettonica, stato attuale delle superfici, rilievo architettonico, saggi stratigrafici, prelievi di campioni, studio cromatico “a tavolino”.

La ricognizione effettuata sui materiali di finitura, impiegati nella rotonda, conferma la prassi costruttiva seicentesca tesa ad ottenere la massima resa formale del materiale povero, mediante il ricorso a tecniche raffinatissime.
Sono state rispettate le cromie, coeve con gli stucchi analizzati nei vari risalti plastici con le loro alternanze, dove si può rilevare il tipico “colore di aria” ottenuto attraverso una vibrazione unitaria coerente tra verde- azzurro, bianco cenerino e bianco chiaro.

L’articolazione dei tre livelli è la chiara soluzione artistico – architettonica del programma teologico iconografico proposto della committenza, ovvero dello stretto collegamento di percorso ascensionale tra terra e cielo.

La straordinaria cura specifica d’ogni singolo particolare plastico decorativo diviene emblematica della preziosità dell’opera d’arte; tale peculiarità è da riscoprire nella sua originaria finitura onde ridare il giusto equilibrio cromatico e chiaroscurale a tutte le superfici interessate.