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Data: Marzo 2002 Progettista e D.L.:Arch. Paolo Bedogni Committente:Curia Vescovile di Prato (Mons. Gastone Simonini Vescovo) Alta sorveglianza:Domenico A. Valentino (Soprintendenza Beni Culturali) Liturgista:Prof. Silvano Maggiani Artista:Robert Morris Opere in vetro:Seguso Viro, Murano (VE) Opere in ferro:Fonderia Battaglia, Milano (MI) Luogo:Prato (PO) |
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Considerata la coerente collocazione dell’altare realizzato in marmo bianco dallo scultore Americano Robert
Morris, nella campata ove già risiedeva l’antico coro si è definito così l’attuale presbiterio dopo attenta
verifica documentale (metodo storico di supporto). Tale luogo celebrativo è stato ulteriormente
caratterizzato da Morris con la realizzazione dell’ambone in fusione di bronzo. La cattedra è progettata
in asse all’altare e posizionata in alto, sopra la scalinata seicentesca e nel rispetto della pavimentazione
preesistente.
Si è posta la massima cura nella scelta dei materiali e delle finiture presentate e concordate nell’incontro
menzionato. La cattedra ha struttura e braccioli in fusione di bronzo, previo modello a cera persa,
onde ottenere una superficie plastico – scultorea, con tradizionale patinatura finale a base di acidi
appropriati.
Lo schienale è impreziosito lastre di vetro di Murano (tecnica Seguso) con foglia d’oro zecchino sommersa di
formato massimo, compatibilmente alle tecniche di lavorazione artigiane ed alla massa pastosa lavorabile
(“bolo” incandescente di vetro). La seduta è composta da marmo del tipo “albarese” bianco di Settignano
in coerenza con le superfici preesistenti dell’altare, della gradonata e della balaustrata seicentesca.
Un cuscino in tessuto prezioso viene proposto a completamento della seduta impreziosendola compositivamente
e cromaticamente. L’effetto di maggior trasparenza della composizione in vetro sarà inoltre ottenuto
con prove illuminotecniche di cantiere, facendo riferimento alle più aggiornate tecniche “teatrali”, onde dare
più risalto alle preziosità della texture dorata e/o all’altare seicentesco posteriore con croce nel paliotto
centrale.
Considerando gli elementi architettonici della cattedrale e la loro valorizzazione si propone un dinamismo che
coinvolge gerarchicamente i presbiteri e gli altri ministri intorno alla cattedra episcolpale in
un‘articolazione di luoghi dove l’assemblea è tutta orientata all’unico altare e all’unico ambone; elemento
fondamentale di tale atricolazione dinamica è la sede del celebrante che, nell’assemblea tutta, identifica il
referente privilegiato.
Si propone così una ipotesi progettuale di spessore teologico – liturgico tale da connotare fortemente la
cattedrale volorizzando i poli fondamentali (altare e ambone, opere di Morris, la cattedra vescovile,
la sede del celebrante e il luogo dell’assemblea) proponendo un uso dello spazio non invasivo e con soli
elementi di arredo mobile, ottenendo così il massimo risultato per una vera e propria conservazione.

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