Paolo Bedogni
architetto

HOME - BACK

via Gazzata, 18 - 42100 Reggio Emilia - tel. 0522440035 fax 0522401812

 

 

 

 


 

Cinciribincittà - Architettura sociale, allestimento espositivo
Progettista e D.L.: Arch. Paolo Bedogni

Committente: FISM - Fondazione Italiana Scuole Materne

Luogo: Reggio Emilia

 

 

Nell’ambito di tutte le discipline del sapere umano che coinvolgono la sfera educativa risulta fondamentale compiere delle sperimentazioni. Per poter realizzare concretamente delle sperimentazioni con il corpo e i suoi linguaggi occorre avere a  disposizione dei modelli tridimensionali. Quando il protagonista è lo spazio dell’uomo o del bambino, con le sue attività e i suoi movimenti, i modelli diventano impossibili al vero perché risulterebbero giganteschi.

Cinciribincittà, più che una mostra nella sua concezione canonica, è stata proposta come un modello costruito al vero per la fruizione dello spazio; abbiamo voluto definire degli spazi articolati per centri di interesse diversi dove i bambini potessero confrontarsi, ascoltarsi e mettersi in relazione con le stesse “cose ” prodotte da loro.

 

 

 

 

Abbiamo voluto riproporre percorsi, slarghi e cannocchiali visivi tipici della città di impianto medioevale che caratterizza lo spirito dei luoghi emiliani. Il motivo per cui Cinciribincittà è stata pensata come un modello si fonda sul concetto di una “città che non esiste”, dove la immaginazione e la poesia dei bambini possono produrre altri “nomi magici” e con questi creare altre “cose”; gli spazi diventano luoghi dove potersi riconoscere e identificare; dove potersi collocare nell’angolo preferito, tutto ciò lo abbiamo imparato dall’osservazione dei bambini e di quanto loro ci hanno disegnato e scritto.

Dare nomi magici a ciò che si vede significa progettare, creare le cose sperimentando una sorta di continuazione della Genesi.

Cinciribincittà si può così definire:

Un luogo non descrivibile se non con liberi pensieri, ideazioni. Un insieme di spazi in attesa, fatti per scoprire, fatti per passeggiare. Un paesaggio che non esiste. Un paesaggio che si vede da lontano. Un luogo dove incontrarsi, fare amicizia. Un modo di concedere spazio per accogliere la creatività di chi è ospitato. Un ambiente che prende corpo grazie a ciò che contiene, grazie a ciò che permette di compiere; che concede spazi per identificarsi in quella “cosa” di quel luogo mossi fortemente dalla necessità del gioco che unisce piccoli e grandi.