La scelta di proporre anche uno spazio esterno pavimentato in pietra grigia autoctona direttamente accessibile dalla strada, con lastre lapidee collocate nel verde di accesso, intende definire una seconda zona, ad un livello superiore del sagrato e offrire l’opportunità di creare uno spazio di sosta pubblico. Tale luogo pubblico “riprende” una delle tante semplici piazzole con panchina e veduta paesaggistica che accompagnano ritmicamente i nostri percorsi di montagna.
Ballatoi o terrazze dove prevale il legno, il laterizio ed il semplice intonaco di calce con finitura alquanto grezza. Il campanile è concepito come un edificio a torre con tre livelli di solai identificabili nella loro interezza provenendo da monte; il prospetto est (verso monte) è stato concepito infatti con prevalenza lignea a listoni verticali ritmati semplicemente dalla curvatura della scala interna.
Tale configurazione più marcatamente autoctona, nella sua percezione visiva provenendo da monte, è proprio accentuata dalla presenza del legno che trova continuità nei travi incrociati di copertura della cella campanaria. La percezione può essere segnata da lievi effetti luminosi interni che, al calare del sole, possono accentuare i singoli elementi formali e materici della composizione architettonica.
Due quinte in muratura a vista risolvono con essenzialità il prospetto nord e quello sud definendo, nei due prospetti rimanenti, altrettante paraste del tipo di quelle presenti nella facciata della chiesa. Il difficile problema di inserimento di un elemento nuovo in adiacenza con una chiesa di stampo classicheggiante, il tutto inserito in contesto paesaggistico montano è risolto con estrema essenzialità e semplicità: sono “ripresi” alcuni segni che caratterizzano l’impianto esterno della chiesa componendoli in un insieme dinamico, tipico delle vedute in movimento, che si trasforma in base a ciò che si vede in termini paesaggistici; il tutto concluso dalla copertura lignea che raccorda i due prospetti.

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