Progettista e D.L.: Arch. Paolo Bedogni
Committente: Terzo Ordine Regolare M. Rev.do Padre Raffaele Pazzelli, M. Rev.do Padre fernando Scocca
Alta sorveglianza : Arch. Germana Aprato, (Soprintendenza Beni Culturali)
Alta sorveglianza : Dott.ssa A.E. Feruglio, (Soprintendenza Archeologica)
Liturgista: Prof. Enrico Mazza
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Il Tempio di S. Maria sopra Minerva rappresenta una delle testimonianze meglio conservate dell'architettura sacra di epoca romana. L'impianto architettonico interno della cella del Tempio, in possesso dei francescani del Terz'ordine regolare, è stato trasformato nel secolo XVII con un intervento barocco dal pittore e architetto Giocomo Giorgetti; tale impianto spaziale-decorativo corrisponde a quello prevalente ancor oggi. Le soluzioni proposte a livello tecnico concettuale trovano un emblematico fondamento nella storia del monumento e nella sua evoluzione: la ricentratura spaziale della chiesa e l'adeguamento degli spazi celebrativi sono calibrati sul recupero del valore artistico delle preesistenze. Il progetto di restauro – adeguamento ha inteso sviluppare una sintesi unitaria in cui i singoli elementi anche preesistenti convergessero ad esaltare l'altare della celebrazione.
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Visione dello spazio che deve essere policentrica, cioè deve essere centrata su quegli elementi particolari che sono: l’altare della Celebrazione, la sede della parola e la sede del celebrante. La stesura definitiva del progetto di adeguamento, oltre alla definizione di tutti i banchi convergenti con andamento curvo e agli scranni laterali al presbiterio, ha previsto la realizzazione di strutture in cristallo che esaltano tutti i ritrovamenti Archeologici riportati alla luce in prossimità dell’altare del Giorgetti, offrendo inoltre la possibilità di leggere il piano di spiccato del muro romano demolito dal Giorgetti.
La piastra con la partitura modulare del travertino prende spunto dallo stesso materiale delle colonne del pronao: la composizione cromatica fa riferimento al quadro di Giotto con S. Francesco davanti alla Minerva.
La centralità dell’altare viene esaltata anche da una composizione molto delicata dove la circonferenza sul travertino rappresenta l’assoluto che circoscrive l’umano, la forma dell’uomo. La forma quadrata dell’altare ha anche una motivazione di carattere liturgico, non ha un davanti, un retro o un fianco, ma suggerisce una possibilità maggiore di circumstare, di disporsi intorno: non c’è un davanti o un dietro quindi è una presenza di maggiore dinamicità. Lo spazio è stato riordinato, è stato riconcepito e ogni elemento è messo al suo posto, i percorsi sono fondamentali.

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