rappresentano loro stessi la matrice portante del nuovo “episodio” paesaggistico; viene continuata quella sorta di “narrazione” spontanea tipica di chi osserva e ricrea in movimento le “cose” e i “luoghi”: la “passeggiata” diventa sintesi formatrice della narrazione e quindi emblematica del progetto. La morfologia suggerisce il “movimento” del “luogo”.
Il “movimento” del “luogo” suggerisce il “passeggiare”. L’uno e l’altro suggeriscono la definizione a valle delle “quinte” della cinta perimetrale in una stretta relazione con le zone di gruppi vegetali.
Si propone di assumere come “emblema fondativo” del nuovo intervento cimiteriale l’immagine di un composto corteo funebre che attraversa una carraia lungo il pendio dei campi albinetani; questa immagine del 1922 ci riporta a capire come il paesaggio possa essere parte integrante delle “cose” che l’uomo, nel soddisfacimento dei suoi riti, si costruisce creativamente in base a ciò che vede “passeggiando”; questo tradizionale corteo funebre è una sorta di “passeggiata” rituale, usanza storicizzata che, come ha ispirato le costruzione cimiteriale di fine ottocento, così diventa ispiratrice dell’idea di fondo del nuovo cimitero viene proposto.

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